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Il Giornale di Caserta 03 Dicembre 2000



Redatto da medici e internati
La storia di Nabuk ad immagine dell'Opg aversano



La storia insegna che il condividere  le stesse esperienze a volte di solitudine e rifiuto, possa far nascere buoni frutti; ed è proprio dall'O.P.G. di Aversa che giunge un grido di speranza, e di voglia di costruire, a dispetto dell'emarginazione, e, rivendicando alla società la loro presenza, i ricoverati si improvvisano giornalisti recriminando, a volte, e raccontando, altre, le esperienze di un mondo ai più sconosciuto. Il risultato è "La storia di Nabuk" rivista bimensile edita dagli ospiti dell'ormai storico ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, completamente stampato e rilegato al suo interno. L'ispirazione va a Nabucodonsor, re di Babilonia, che impazzi per troppa superbia e guarì dopo 7 anni, viene dunque eletto loro re e rappresentante, affinché porti all'esterno la loro voce, con fantasie, poesie e speranze da regalare a chi lo leggerà. Non è un giornale come gli altri, e per la sua semplicità non vuole concorrere, ma è proprio questa diversità che lo rende unico, così grazie all'aiuto del Dir. dell'O.P.G. Adolfo Ferraro, nonché all'improvvisato capo redattore Massimiliano De Somma, e al Dir. della rivista Raffaele Sardo insieme a tanti altri tra cui Antonio Staropoli, che collaborano per rendere possibile questo sogno, viene riconfermato il loro impegno con la prossima uscita del mese di novembre. In un modo a volte sgrammaticato, ma mai censurato vengono trattati alcuni temi che fanno riflettere, il senso e l'utilità o meno della coercizione, il vitto,  poesie sul Natale, esperienze personali e lettere al Direttore.

L'obiettivo è quello di comunicare esperienze di sofferenza e, sconfiggere i pregiudizi di una società benpensante, facendo però anche sorridere e convincere che in fin dei conti tanta pericolosità che si vuole attribuire ai ricoverati è infondata. Dunque, in atmosfera natalizia potrebbe essere un buon regalo, in fondo potrebbe funzionare: un folle terapeuta per sani.

Teresa Grandioso



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