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PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA: Dott. Massimiliano De Somma - PSICOTERAPIA NAPOLI - Rassegna stampa - "La storia di Nabuc": il racconto creativo dei pazzi dell'Opg di Aversa per sorridere e riflettere - Psicoterapia Napoli: Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta

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                 Corriere di Aversa e Giugliano 02/03/2015



"La storia di Nabuc":
il racconto creativo dei pazzi dell'Opg di Aversa
per sorridere e riflettere


In questo manicomio due persone su una sono schizofreniche. Così recitava la scritta graffiata su un muro del Reparto 6 dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa. La storia di Nabuc, rivista edita dagli internati, fra le sue pagine la riporta a mo’ di epitaffio.
Nabuc, diminutivo di Nabucodonosor, venne scelto come simbolico rappresentante per la sua storia, la storia da Re di Babilonia che, come specificava il primo numero della rivista “impazzì per troppa superbia, e pazzo rimase per sette anni... ma poi guarì”. “L’abbiamo scelto come nostro Re” continuava l’introduzione, “nostro rappresentante, perché porti a voi la nostra voce: ancora abbiamo poesia, fantasia e speranza da regalare a voi che ci leggete. Che Nabuc vi faccia sorridere e vi faccia pensare”. Così Massimiliano De Somma nel leggere, sorrise e decise di autonominarsi caporedattore, per lanciare un progetto utile a diffondere al mondo le voci distorte e soffocate di coloro che, per malattia, disgrazia o povertà – tecnicamente per incapacità di intendere e di volere – erano state relegate nel contenitore delle cose cattive della società. Solo così, chi stava al di qua del muro, poteva rassicurarsi di far parte della parte buona. De Somma racconta, che lasciando esprimere liberamente Michele, un internato dell'Opg di Aversa, questo scrisse: “Un giorno ho sentito una voce, che forse veniva dalla radiolina che ho in un dente che mi ha detto: ti farò rimpiangere il giorno in cui non sei morto subito appena nato”. E poi fu la volta di  Giovanni, che volle far sapere di aver sognato il cavallo alato di Mefistofele che gli ha portato il gigante Aladino di Belfagor , e ancora Vittorio che progettava il modo per fare di quel luogo un eden. Con l’intento di stimolare e sviluppare la narrazione del proprio vissuto, al fine di favorire creatività e spontaneità sotto forma di poesia, narrazione, denuncia o delirio da pubblicare nelle pagine della rivista, gli internati - attraverso il trucco della redazione del giornale - si riunivano il giovedì per discutere, confrontarsi e finalmente abbandonare quei luoghi in cui si rifugiavano pur di scappare dalla realtà: il passato ed il futuro. L'autore del saggio "La Storia di Nabuc. Storie di stra-ordinaria follia delirate e allucinate dai ricoverati dell'Opg di Aversa", racconta la finalità di questa attività che consisteva nel riportare gli internati a percepire se stessi “ora”, nel vissuto esistenziale della propria angoscia, affinché si potesse sviluppare, nonostante l’ostacolo della malattia mentale, responsabilità (ovvero capacità di scelta) ed autonomia. Il gruppo, in questo modo, procedeva in un processo terapeutico che favoriva lo sviluppo della creatività e del sé, stimolando inoltre l’autostima attraverso il riconoscimento della propria firma a piè dell’articolo che veniva riprodotto libero da qualsiasi censura e correzione. L’idea di lasciare inalterato il linguaggio del proprio atto creativo, non solo permise ad ogni “redattore” di percepire un senso di autonomia espressiva, bensì favorì la realizzazione di un materiale unico nell’ambito del linguaggio e dell’espressione schizofrenica, individuabile in quegli scritti prodotti da soggetti che, sebbene fortemente compromessi dalla malattia, conservarono intatta la volontà, il desiderio ed il piacere della comunicazione, dando vita forse alle più belle poesie e alle più commoventi storie, intrise di verità e dolore, che sia possibile leggere.



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