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PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA: Dott. Massimiliano De Somma - PSICOTERAPIA NAPOLI - Il cambiamento nella Psicoterapia della Gestalt - Psicoterapia Napoli: Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta

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Il cambiamento nella psicoterapia della Gestalt
di Pietro Bonanno


Le esperienze dei primi anni di vita rivestono importanza rilevante, rappresentano la maggior parte del materiale terapeutico e un vasto territorio d'indagine. Relativamente al processo di crescita dell'individuo, l'attenzione in Gestalt non va a ciò che è accaduto ma a ciò che non è accaduto. Il bisogno non soddisfatto, ostacolato dall'ambiente, non chiude la Gestalt che rimane incompiuta: si interrompe il ciclo di contatto creando così un blocco d'energia, che se molto elevato, non è sopportabile per l'individuo. "Ogni volta che un'esperienza incompiuta sta al centro dell'esistenza dell'individuo, l'effervescenza della mente viene ostacolata".

Idealmente l'individuo può coinvolgersi spontaneamente con qualunque cosa gli interessi entrare in contatto, e soddisfare il suo coinvolgimento, il suo bisogno, fino a quando l'interesse si attenua e qualcosa d'altro attira la sua attenzione. Quando c'è un blocco, il bisogno antico che non ha avuto soddisfazione può rimanere ossessivamente in primo piano, o determinare una spinta di fondo che porterà la persona a vivere il qui ed ora come uno scenario antico nel quale viene rappresentato il tentativo di riparare la mancanza. I bisogni odierni non vengono dunque percepiti e rimangono sullo sfondo, per cui l’individuo si ritrova a rincorrere il suo passato nel suo presente seguendo un'idea magica che è di poter riparare l'antica ferita, e così il ciclo sarà chiuso.

Il senso del mio intervento è sottolineare che affinché ci sia un vero cambiamento, una ristrutturazione nel senso di cui parla F. Perls, è necessario che il paziente abbandoni l'idea magica di poter ripristinare il passato, di poter riparare la ferita ricevuta. Proprio quest'idea di poter restaurare un passato insoddisfacente che è alla base dell'organizzazione emotiva, cognitiva, comportamentale, interferisce con la vita odierna della persona condizionando scelte di vita che sono funzionali a tutto ciò. Ed è proprio entrando in contatto con tutto ciò ed elaborando il lutto di un passato che non può essere modificato o riscattato nel presente, che avviene la liberazione. Ciò che chiude la Gestalt è questa accettazione: quell'esigenza aveva senso in quel determinato momento, ed anche il soddisfacimento aveva senso in quel determinato momento che non è più riproponibile nello spazio e nel tempo presente.

Il benessere, comunque, non è solo legato alla possibilità di realizzare i propri bisogni con il piacere che ne consegue, ma anche alla possibilità di accettare il desiderio frustrato. Non tutti i bisogni possono essere realizzati. “Tradizioni spirituali più antiche della psicoterapia conoscevano questa realtà: nel buddismo si parla di non attaccamento come modalità non appassionata di affrontare la vita, il che permette di superare lo stato di sofferenza determinato dalla realtà di ciò che piace e dal rifiuto di quanto produce dolore” (A. Ferrara).

La Gestalt possiede nella sua natura questa possibilità intesa come vivere l'esperienza così come si presenta, stare nel dolore così come nel piacere, il fiume scorre e le esperienze si dissolvono. Quindi nel momento in cui l’individuo può accettare il dolore per qualcosa che non è stato e non sarà mai più, le esperienze della sua vita attuale diventano fonte di nutrimento e crescita.

L. arriva in terapia dopo l'ennesima delusione d'amore: ancora una volta si sente abbandonata ed angosciata con una grande sensazione di vuoto dopo la chiusura del suo ennesimo rapporto di coppia. L. è  una donna di 33 anni di piacevole aspetto, e si descrive come una persona alla ricerca di un grande amore al quale potersi dedicare per dare senso alla sua esistenza. Nella sua vita è avvocato, professione che esercita con discreto successo ma che non ha il potere di gratificarla. Durante la prima fase della terapia non c'è molta verbalizzazione, gran parte della seduta è occupata da un pianto che difficilmente lei riesce a tradurre in parole. Chiedendole di entrare maggiormente in contatto con quello che prova, diventa consapevole di un dolore e, chiedendole di lasciarsi andare a questo dolore, di sentirlo, di farlo salire per conoscerlo, lei lo descrive come qualcosa che conosce, quasi da sempre "come se non ci fosse stato un tempo senza che lui non fosse in me". Durante questa fase della terapia lavoro principalmente nel dare corpo a questa sensazione, in tal modo aumenta la consapevolezza del suo sentire, entra in contatto con immagini, ricordi della sua fanciullezza ed incomincia a raccontare di suo padre descrivendolo come una persona taciturna, poco affettiva, che non si accorge che lei esiste: "io per lui non esistevo ed io non mi sentivo esistere". Ed è la stessa sensazione che prova alla fine delle sue storie, un senso di vuoto, un non sentirsi persona quando l'altro va via.

Il bisogno insoddisfatto è quindi il bisogno di essere vista, riconosciuta e quindi di sentirsi amata. Questo bisogno insoddisfatto, la carenza, si organizza e spinge affinché trovi soddisfazione, si ingegna e trasforma le sue relazioni amorose in scenari nei quali la Gestalt si deve chiudere; come lei dice: “esisto solo se mi accorgo di avere un peso di poter incidere nella vita del mio partner, solo quando riesco a conquistarmi uno spazio nella sua vita”.

Quello che non è accaduto nella sua infanzia è che lei sia riuscita a farsi vedere, a conquistare il riconoscimento del padre; ed è questo quello che deve accadere oggi: conquistarsi uno spazio, misurare l'impatto che ha nella vita del partner. Ciò la porta a fare scelte che sono funzionali a tutto ciò: L. diventa consapevole di scegliere un certo tipo di uomini: uomini che non pongono la relazione di coppia come centrale nella loro esistenza, lanciandosi in imprese disperate che hanno come fine quello di misurare il suo impatto nella loro vita, trasformandoli in partner che la proclamino unica fonte del loro piacere e del loro esistere. Diventa consapevole di come non sia attratta da persone che già in partenza provino un sentimento intenso nei suoi confronti: questi casi non sono funzionali al soddisfacimento del suo antico bisogno che è di ‘conquistarsi’  l'amore, e affinché ciò avvenga è necessario un campo di battaglia.

Man mano che L. entra in contatto con tutto ciò, rilegge la sua vita come un copione che stancamente si ripete nel tentativo di riparare l'antica ferita. Ma ciò non avviene. E anche quando una volta, lei racconta, ‘conquista’ il principe azzurro, non succede niente, l'attesa liberazione non avviene: quella persona era funzionale alla storia, non c'è mai stato vero contatto da parte sua.

Man mano che diventa consapevole del suo processo di vita, di come manipola l'ambiente non per soddisfare i suoi bisogni attuali, con i quali non entra in contatto, ma solo per riparare una vecchia ferita, prende coscienza di sé, delle sue esigenze, sente di esistere ‘a prescindere da’, incomincia a dare valore a quello che fa: ai suoi rapporti, al suo lavoro, al suo essere persona, sente una pienezza e nello stesso tempo, sente il dispiacere, il lasciar morire questo attaccamento, questa sfida che era diventata la sua ragione di vita. Ed è questo un momento delicato della sua psicoterapia, l'accettare che questo suo antico bisogno rispetto al padre non è più riparabile, che quello è il padre che ha avuto e che quello è il padre che può amare così come è, non avendo più bisogno del suo riconoscimento per esistere, per sentirsi persona, in quanto oggi sente la pienezza del suo vivere.

Tutto ciò significa rinunciare alla tensione che ha retto la sua esistenza, alla rabbia che lei identificava come forza, a quello che potremmo definire la sua identità. A questo lasciar morire si oppone la sua nevrosi, la sua identificazione con la sfida che ha dato senso al suo esistere. Quindi due poli a confronto: da una parte l'attaccamento, l'ostinazione, dall’altra il lasciarsi andare a quello che c'è attimo per attimo nell'esperienza che vive ogni giorno della sua esistenza.

La possibilità di far scorrere il fiume dissolve il dolore antico, l'ostinazione, emerge l'accettazione di quello che è stato e l'attenzione a quello che c'è oggi, così L. può amare il padre per quello che è oggi mettendo in primo piano quello che ha, quello che può prendere da lui, e relegando sullo sfondo quello che lui non può essere mai, accettando tutto ciò come unica possibilità del vivere. Questo cambia profondamente il suo esistere al mondo, il suo Sé riprende a fluire riacquistando così la capacità di un profondo contatto con se stessa e di rivolgersi all'ambiente con questa consapevolezza per prendere ciò che le serve, goderne, rilassarsi e passare ad altro.


brano tratto da: Antonio Ferrara, Margherita Spagnuolo Lobb (a cura di), Le voci della Gestalt. Sviluppi e innovazioni di una psicoterapia, 2008, FrancoAngeli

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